08 Nov 2010
“101 donne che hanno fatto grande Napoli”. Il nuovo libro di Agnese Palumbo, un omaggio alle "femmine" napoletane.
“Napoli è femmina”, appare questo lo slogan più adatto a riassumere il contenuto del nuovo libro della giovane giornalista e scrittrice napoletana, Agnese Palumbo, dal titolo “101 donne che hanno fatto grande Napoli”. Da sempre interessata alle questioni di genere e già autrice di due libri dedicati al capoluogo partenopeo, “101 cose da fare a Napoli almeno una volta nella vita” e “101 storie su Napoli che non ti hanno mai raccontato”, con il suo ultimo lavoro, la Palumbo ha voluto rendere omaggio alle diverse personalità femminili che hanno, in varia misura nel corso dei secoli, contribuito alla costruzione dell’identità storica e culturale della città di Napoli. L’elenco stilato dall’autrice risulta assai ampio e diversificato. Accanto a regine e nobildonne, figurano anche artiste, poetesse, sante, popolane, meretrici, imprenditrici; modelli di femminilità apparentemente distanti tra loro, ma aventi come comune denominatore quella passionalità tipicamente partenopea, che, fungendo da filo rosa li lega tra loro, fino a fonderli in un’unica e complessa realtà: à femmena. La complessità dell’universo femminile napoletano parrebbe trovare conferma nella molteplicità di figure presenti all’interno della narrazione e della tradizione locale sulla donna. Malefemmene e bizoche si alternano a fattucchiare e santarelle, offrendoci un saggio dell’eterna lotta che da sempre si compie, all’ombra del Vesuvio, tra i due massimi, nonché antitetici, archetipi femminili, quelli di“venere celeste” e di “venere terrena”. In occasione della presentazione del libro, avvenuta presso la sala conferenze della libreria “La Feltrinelli”, a Piazza dei Martiri, lo scorso 26 ottobre, Agnese Palumbo ha rivendicato il carattere essenzialmente storico della sua indagine, che non ha impedito tuttavia alla scrittrice di dedicare, all’interno della propria opera, uno spazio adeguatamente significativo ad alcuni aspetti leggendari e folkloristici legati all’immaginario sulla donna nella tradizione partenopea. L’anima femminile di Napoli assume così i contorni sinuosi del corpo di Partenope, mitica sirena che, invaghitasi di Ulisse, si diede la morte nelle acque del Golfo, gettandosi da una rupe, o i lineamenti gentili di Donna Marianna ‘a capa ‘e Napule, erma posta per lungo tempo in prossimità di Piazza Mercato e poi trasferita, con il Risanamento, all’interno di Palazzo San Giacomo. La stessa gastronomia napoletana, con i suoi sapori ed i suoi profumi assurge a simbolo della femminilità partenopea, grazie a pietanze come la pizza o la pastiera, la cui presenza nella quotidianità del popolo di Napoli ha finito quasi con il renderle dei lari, antiche divinità pagane protettrici del focolare domestico. Scorrendo le pagine del libro non si può non rimanere colpiti dall’abilità dimostrata dall’autrice, nel condensare più di due millenni di storia, senza mai perdere un’evidente coerenza narrativa. Matrone pompeiane, sante e mistiche della prima cristianità, medichesse medievali, gentildonne rinascimentali si susseguono scorrevolmente le une alle altre, fino a giungere a personalità più vicine a noi cronologicamente, come Matilde Serao, Anna Maria Ortese o Tina Pica. “Data l’imminente ricorrenza del centocinquantesimo anniversario dell’unità nazionale, ho privilegiato, sotto il profilo storico, il periodo del Risorgimento” ha affermato nel corso della presentazione Agnese Palumbo, che non ha nascosto la propria ammirazione per la figura di Maria Sofia di Baviera, ultima sovrana del Regno delle Due Sicilie, celebre per avere ingaggiato personalmente la battaglia contro le truppe piemontesi, nel corso dell’assalto a Gaeta. “La storia dà sempre ragione ai vincitori, ma fossi vissuta a quel tempo, non avrei avuto dubbi su da che parte schierarmi. Quella di Maria Sofia”. (Foto Maria Sofia Baviera)