08 Nov 2010
Corteo funebre in morte della cultura e del teatro
“E ora un minuto di assoluto silenzio!” hanno chiesto gli organizzatori agli intervenuti, al centro della galleria Umberto, prima del prologo dell’Enrico V. Perché il corteo funebre in morte della cultura e del teatro, partito da Piazza del Gesù, pacifico, mite, silenzioso lo è stato, ma assolutamente silenzioso no. Addetti ai lavori e amanti del teatro hanno sfilato per la città vestiti a lutto e col cerone sul viso, guidati da una gigantesca marionetta-morte. La bara, trasportata a spalla, era rivestita con le pagine dei libri. I volti, l’incedere sicuro dei passi, il ritmo lento del tamburo raccontano da soli la protesta, la parola diventa l’ultimo elemento. Si è in strada per manifestare un disagio, quello di una popolazione cui, poco a poco, si sta sottraendo l’arte e la cultura. Allora, il corteo silenzioso dice di sé di essere apolitico ma in realtà è una risposta agli attacchi di un governo che mira a far fuori l’arte, ad appiattire le menti cercando di creare un modo di pensare uniforme e soprattutto conforme all’idea che propongono i governatori. La vittima un’Italia con una grande tradizione artistico-culturale e più nello specifico Napoli che sta per essere privata in un solo momento di tre luoghi di cultura: Il teatro Trianon, il Museo Madre e Città della scienza. “Col pretesto di un bilancio annuale negativo si chiudono tre luoghi di pensiero” dice il regista Carlo Ceriello, tra gli organizzatori della manifestazione, che continua chiarendo che in realtà il Trianon ha un gran numero di abbonati e che i teatri e i luoghi di cultura sono anche imprese produttive. E se Isa Danieli, Patrizio Rispo e tutti i registi e attori di esperienza, che hanno preso parte al corteo, troveranno, in un modo o nell’altro, il modo di continuare a lavorare nello spettacolo, a farne le spese saranno soprattutto i giovani. Già da tempo, per le piccole compagnie di giovani attori, è difficile trovare degli spazi in cui potersi esibire e ancora più difficile è,per loro, ricevere una retribuzione per una prestazione professionale di tipo artistico. Il corteo è allora soprattutto un corteo di giovani: attori, registi, ballerini, musicisti che vogliono tener vivo il teatro, sublimando la sua morte con una rappresentazione in strada. Il corteo funebre è stato il momento iniziale di una lotta permanente, portata avanti dai lavoratori dello spettacolo riuniti in un gruppo chiamato “Quelli di San Crispino”, con riferimento ad un’altra opera Shakespeariana. Il prologo dell’Enrico V ricorda a tutti la magia del teatro, capace di evocare ciò che non c’è, di divertire e commuovere. Si chiude con una promessa presa in prestito dal poeta Pablo Neruda: “ Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera”. (Foto di Ranierog)