08 Nov 2010
Dal Film di Paolo Virzì alla realtà dei call-center
Con il suo film del 2008, Tutta la vita davanti, Paolo Virzì ci ha offerto uno spaccato dell’odierno mondo del lavoro, attraverso una rappresentazione per certi versi surreale ma, allo stesso tempo, fedele alla realtà sperimentata ogni giorno da migliaia di giovani. Il regista ha scelto un call-center per descrivere il senso di frustrazione e di inadeguatezza avvertito da molti giovani, soprattutto da quelli che si affacciano per la prima volta sul mondo del lavoro, magari dopo avere concluso un lungo percorso di studi.
La scelta non è casuale. Il call-center, infatti, può essere considerato il luogo più emblematico di ciò che il lavoro giovanile è diventato nell’era telematica in cui viviamo. La sua diffusione, soprattutto come moderno strumento di vendita, l’ha reso un’unità fondante del nuovo sistema di distribuzione e di marketing per molte aziende multinazionali. Un sistema che consente ai fornitori di beni e servizi di usufruire di un nuovo spazio d’incontro tra domanda e offerta e di entrare in contatto direttamente con potenziali fruitori, raggiungendoli nell’intimità delle loro case, attraverso un approccio personalizzato.
Anche sotto il profilo organizzativo e gestionale, il call-center è assurto ormai, per diversi motivi, a simbolo della moderna flessibilità. Al di là del possesso di una buona dialettica e di una corretta capacità di esprimersi oralmente, lavorare presso un call-center non richiede normalmente competenze tecniche specifiche. Non comportando un contatto visivo con i propri interlocutori, l’accesso a questo tipo di impiego non è limitato, di solito, ad una precisa fascia anagrafica, ma tende ad essere inclusivo ed aperto anche verso individui di età considerata generalmente, dal punto di vista lavorativo, non più competitiva.
La pressoché totale mancanza di discriminanti che penalizzino in qualche misura, nella selezione del personale, chi non abbia avuto esperienze di lavoro pregresse, unita alla possibilità di gestire l’orario di lavoro in maniera relativamente flessibile, rende l’impiego come operatore di call-center un’attività piuttosto “appetibile” alla platea giovanile, soprattutto in una terra piagata dalla disoccupazione come il Mezzogiorno d’Italia.
Nella stessa Napoli sono migliaia i giovani che scelgono di lavorare nei call-center, soprattutto in quelli operanti nel settore della telecomunicazione, per disporre di una seppur minima indipendenza economica, contribuendo così al bilancio familiare o al loro stesso mantenimento agli studi.
Se le peculiarità appena descritte possono indurre a ritenere questo tipo di occupazione “democratica”, per il fatto di puntare sulle doti umane dei lavoratori piuttosto che su quelle professionali, e per avere contribuito, con la propria diffusione, ad alleviare almeno in parte il disagio dei giovani in cerca di lavoro, di certo non mancano le voci critiche.
Il call-center è da molti considerato la nuova catena di montaggio, il simbolo dell’alienazione e dell’appiattimento professionale nel ventunesimo secolo, un luogo dove la scaltrezza ha la meglio sull’abilità e sulla competenza.
Anche se questa attività si presta senza dubbio più di altre a simili degenerazioni, bisogna stare attenti alle generalizzazioni, poiché raramente pagano o portano alla verità.
Occorrerebbe allora ricordare che esistono diverse tipologie di call-center, da quelli che si occupano di marketing e di vendita a quelli impegnati nell’erogazione di servizi, e che esistono anche call-center di alta qualità, dove al lavoratore sono richieste competenze specifiche, come requisiti fondamentali.
Proprio sul nostro territorio metropolitano esiste una realtà di alta qualità e dal profilo internazionale. Si tratta del primo competence center multilingue italiano, dove operano circa 300 giovani selezionati perlopiù tra gli studenti dell’Università L’Orientale.
Il Napoli Competence Center (NCC), nato nel giugno 2007 dalla collaborazione tra Synergia en Europe, IBM, Ministero per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione ed autorità locali, opera in 24 lingue e si occupa di fornire assistenza tecnica ai clienti IBM di tutto il mondo.
Data la vastità dell’offerta, il call-center è attivo sia di giorno che di notte, per necessità legate al fuso orario. L’ambiente di lavoro è giovane e dinamico ma, allo stesso tempo, estremamente stimolante sotto il profilo professionale.
Il NCC è parte integrante di Synergia en Europe, un’importante società con sede commerciale in Belgio, specializzata, sin dalla sua fondazione nel 1982, nell’analisi, sviluppo ed integrazione dei sistemi informatici per organizzazioni altamente complesse.
Nel corso degli anni’90 il gruppo ha espanso la propria attività alla fornitura di servizi per la gestione in outsourcing di help desk, call-center e competence center, arrivando così nel 2007 ad aprire una sede a Napoli in Viale Adriano.
Non vi è dubbio che, trattandosi di un centro ad alta specializzazione manchi della “democraticità”, vera o presunta, attribuita normalmente ai call-center ordinari. Oltre all’ottima conoscenza di più di una lingua straniera, europea o extraeuropea, sono infatti reputate doti indispensabili la dimestichezza con i mezzi informatici e una particolare flessibilità nella gestione degli orari di lavoro.
La maggiore selettività implica, però, anche maggiori possibilità di crescita professionale ed umana, oltre all’opportunità di svolgere un’attività di rilievo internazionale altamente qualificante e coerente con il proprio percorso di studi.
Francesco Puglisi
Redazione GNN