08 Nov 2010
Intervista a Stefano, guida turistica a Napoli
“L’arte di introdurre l’Arte”. È con questo piccolo paradosso semantico che Stefano Iuliano, 36 anni, originario di Torre del Greco e attualmente abitante a Napoli, sintetizza la sua professione, ovvero quella di guida turistica. Stefano si è avvicinato al turismo dopo aver pagato lo scotto legato all’essere archeologo nell’ambito della ricerca universitaria, come molti di quelli che condividono i suoi stessi studi (laurea in lettere classiche).
Stefano descrive l’archeologia così:
“L’archeologia non rende, in particolare nell’ambito della ricerca. Essa non offre garanzie capaci di consentire un tenore di vita quanto meno accettabile, quindi qualche anno fa, dopo aver saputo del concorso per guida turistica, mi sono recato a fare l’esame”.
Stefano mi parla del suo lavoro ed in particolare mi racconta che lo svolge soprattutto con turisti francesi oltre che con gli italiani. Gli chiedo quindi quale è la differenza sostanziale tra le due tipologie di clienti.
“Gli italiani sono molto più anarchici, si fanno guidare di meno, mentre gli stranieri sono disciplinati ed attenti.La differenza maggiore però la si nota con le scolaresche; gli studenti italiani sono più preparati rispetto ai loro colleghi stranieri per ciò che concerne le fasce di età della scuola elementare, mentre il discorso cambia radicalmente dalle scuole medie in avanti, dove gli stranieri sono più attenti ed acuti”.
La discussione continua e io chiedo a Stefano quali sono i vantaggi e gli svantaggi legati alla professione da lui svolta.
“Il vantaggio fondamentale è quello di essere svincolato da obblighi di natura gestionale, nel senso che lavorando da libero professionista (Stefano si affida di volta in volta ad agenzie diverse) non sei costretto a rispettare tabellini di marcia ed altro. Questa però è un’arma a doppio taglio, perché se da un lato consente una libera autogestione del lavoro, dall’altro non ti permette di godere di contribuzioni, diritti salariali ed altro, siamo sempre nel campo del lavoro precario. Per quanto riguarda gli svantaggi, invece, direi che quello fondamentale, in particolare qui in Campania, è che il lavoro di per sé è di natura stagionale. La domanda in alcuni periodi è altissima ed in altri è praticamente nulla, e ciò non ti consente di programmare il futuro”.
In questo frangente si fa strada una forte preoccupazione per Stefano: l’annoso problema della gestione dei rifiuti.
“Quando c’è stata l’emergenza rifiuti è stato un periodo nerissimo, ci hanno tagliato le gambe. Sinceramente penso che l’emergenza ancora non sia finita e nel caso si ripresentasse non esiterei a cambiare regione e residenza. Dico questo perché penso al sito di Ercolano, è incredibile il fatto che uno dei siti archeologici più importanti d’Europa e del mondo sia abbandonato a sé stesso”.
Chiedo ancora al mio interlocutore se si sente di consigliare ad un neofita la sua stessa professione. Mi dice che c’è molto da studiare, che c’è bisogno di tanta passione e che spesso il lavoro fatto non è pari ai ricavi. Gli chiedo quindi se è vera la leggenda metropolitana che vuole la guida turistica come un eterno vacanziero e come un turista aggiunto. Stefano sorride e mi dice:
“In un certo senso è vero, io vado comunque in vacanza, Capri, Ercolano, Velia, posti splendidi, all’aria aperta e con una sola responsabilità legata al soddisfare la curiosità del cliente. Non è una vera e propria vacanza ma assomiglia parecchio.”
Saluto Stefano, lo ringrazio per il contributo offerto e gli faccio i miei auguri perché il suo lavoro tenda sempre a un costante miglioramento. Un lavoro, quella della guida turistica, dal piglio affascinante, capace di coniugare conoscenza ed attenzione per il territorio. Un territorio, come detto anche dal protagonista della nostra intervista, gravido di interesse storico.
Andrea Angelino
Redazione GNN