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08 Nov 2010

Pompei-Il crollo (annunciato) della cultura

Campania paese della pizza, degli spaghetti al pomodoro e del mandolino, ma anche di importanti scavi archeologici, di testimonianze viventi della nostra storia passata che abbiamo sepolto con cumuli di spazzatura. Di monumenti consunti e di scavi archeologici che si sgretolano, l’Italia ormai ne è piena, c’è chi parla di questo crollo come “il destino naturale di un Paese a pezzi” e soprattutto di una tragedia annunciata, fatto sta che anche questa volta si è fatto troppo poco per la salvaguardia dei nostro unici, vero patrimoni: la cultura e l’arte. Il crollo della Domus dei Gladiatori, avvenuto domenica mattina intorno alle 7, è stato attribuito alla pesantezza del tetto in cemento armato e alle infiltrazioni da esso subite durante le piogge. Tuttavia basti pensare a come già per parecchi monumenti, soprattutto dagli anni ‘20 - quando cominciò ad essercene largo utilizzo - sia stato impiegato il cemento come soluzione temporanea ai bombardamenti o al tempo, trovando modesti riscontri positivi; di certo una soluzione archeologicamente scadente, ma non sufficiente per essere la causa esclusiva del crollo, così come testimonia anche il professor Antonio De Simone, docente di Archeologia presso il Suor Orsola Benincasa e socio onorario dell’Associazione Nazionale Archeologi. Quello che è accaduto alla Domus è il risultato dell’incuria, della mancanza di manutenzione e (dis)interesse politico. Basti pensare che da oltre sei mesi il sito archeologico di Pompei è senza un sovrintendente, mentre dal giugno 2009 al giugno 2010 se ne era occupato un commissario della Protezione Civile, ora indagato dalla procura di Torre Annunziata. Pompei museo a cielo aperto lasciato a sé stesso, al logorio del tempo e della decadenza strutturale. Un’emergenza culturale da salvaguardare, già da tempo denunciata anche dal sindaco di Ercolano Luisa Bossa e da esperti del settore, e tutto sommato quasi ignorata dai nostri governanti. Che in Italia si trovino fondi per quasi tutto, tranne che per la cultura o la sanità, era un volto già troppo noto della nostra attualità: il crollo ed il deteriorarsi dei nostri beni culturali non è che lo specchio del nostro Paese, di come si stia perdendo contatto con il proprio passato, un patrimonio inestimabile invidiato da tutto il mondo, e con il futuro sempre più sbiadito e incerto. Rimangono ancora molti altri beni culturali dalla sorte incerta, dalla stessa Via dell’Abbondanza, dove è avvenuto il crollo della Domus, alla stessa capitale; la domanda se riusciremo o meno a salvaguardare il nostro passato culturale, per farlo conoscere alle nuove generazioni che come “monumenti” della propria Regione conoscono solo la camorra e la spazzatura, per ora non ha nessuna risposta. Nel frattempo, le macerie di un antico splendore restano lì … (foto di kmohman)