17 Gen 2011
Tunnel Borbonico
L’associazione Borbonica Sotterranea, progetto ideato dal geologo Gianluca Minin, ha come obiettivo principale quello di far affiorare il grande valore del sottosuolo napoletano. Grazie a questo progetto infatti è stato possibile dopo una serie di lunghi lavori, iniziati nel 2005, riscoprire una parte importante della storia di Napoli attraverso rilievi, monumenti e diversi reperti antichi che il Tunnel Borbonico custodisce. Al tunnel, oggi aperto anche al pubblico, si accede da vico del Grottone numero 4, presso Monte di Dio.
Il tunnel fu ideato da **Ferdinando II di Borbone ** ed il progetto fu poi intrapreso dal suo architetto Errico Alvino, con scopi militari per la difesa del Palazzo Reale. Questo percorso sotterraneo consiste in cave di tufo e cisterne collegate al seicentesco acquedotto del Carmignano.
In seguito, durante la Seconda Guerra Mondiale, il tunnel si trasformò in un ricovero bellico, lo dimostrano alcuni resti significativi quali vecchi lettini, maschere antigas, date incise sui muri, vecchie bottiglie.
Le guide accompagnano con le loro spiegazioni tutto il percorso di scoperta del passaggio segreto, al quale si accede dopo una discesa fatta di novanta gradini, e con le torce illuminano gli angoli più bui. Geologi ed operai hanno avuto la premura durante le fasi di restauro di rimuovere sporcizia e detriti senza alterare l’aspetto delle diverse componenti presenti nel tunnel. Attraverso un passaggio chiamato “cattedrale” è possibile invece osservare la discesa dei “pozzari” per poter immaginare e comprendere quali erano anticamente i rischi di questo mestiere. La storia della Seconda Guerra Mondiale e del fascismo continua ad essere narrata grazie alla presenza nel sotterraneo di **auto e moto d’epoca ** ed al ritrovamento di monumenti come l’enorme statua oggi ridotta in vari pezzi raffigurante Aurelio Padovani fondatore del fascio napoletano. Il tunnel può essere considerato come una grande conquista per tutti coloro che hanno lavorato alla sua riscoperta ed alla sua rivalorizzazione ma anche una grande testimonianza di un significativo frammento storico della città partenopea.
Emanuele Iodice Redazione GNN