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05 Nov 2010

Violenza sulle donne: 14 milioni in Italia

14 milioni. Potrebbero essere il palio di una lotteria, gli spettatori di un reality show, un dato demografico. Ma si tratta solo dell’ultimo, agghiacciante dato, dell’Istat sulla violenza alle donne.
È difficile pensare a qualcosa di distante quando i numeri sono tali: 14 milioni di donne non si nascondono sotto il tappeto, non è plausibile pensare che siano una realtà diversa e distante dalla nostra, quando tra di loro potrebbe esserci una vicina di casa, un’amica, una figlia, e nessuna di loro potrebbe averlo mai confessato. Si stima infatti che almeno il 90% di loro non abbia mai denunciato la propria violenza, prevalentemente perpetrata tra mura domestiche e con persone reputate “fidate”, mentre soltanto il 25% delle violenze avviene ad opera di sconosciuti. Eppure nel 2010, dopo anni di leggi a tutela dei diritti delle donne, paure vecchie di secoli legate a pregiudizi sociali e/o religiosi portano al camuffamento dell’orrido atto o, nei casi peggiori, alla totale abnegazione dell’ingiustizia subita.

Violenze subite: difficile parlarne

Ci si chiede a che cosa siano serviti secoli di progresso, lotte del movimento femminista e sangue di innocenti, se nel XXI secolo le donne si rendono ancora vittime mute dei loro carnefici, piegando la propria dignità e la propria intelligenza davanti alla violenza subita. Spesso si tace per pudore: perché non si ha il coraggio di ammettere, prima con se stesse e poi davanti agli altri, di aver subito qualcosa di terribile e quando accade spesso ci si vergogna, poiché ci si sente come anime sporche. Si tace anche per paura, perché certi delitti possono essere considerati “giusti e ordinari” quando vengono perpetrati da un padre o da un marito. Si tace infine per un amore sbagliato, ed è forse il mutismo più doloroso e assillante per una donna. Si tace perché non si vuole accettare un dolore inferto dalla persona amata: si preferisce pensare a un caso isolato, a una forma di amore distorto che si deve condividere anche a prezzo del rispetto verso se stessi. E ci si sbaglia, perché tacere un delitto equivale a rendersene complici, e rendersi complici di un delitto verso se stessi è una grande ingenuità.

Non soltanto violenze fisiche: stalking e molestie

La violenza, comunque, non è soltanto fisica ma anche psicologica, manifestandosi come stalking o molestia. Anche qui, i numeri raggiungono cifre altissime, ma le violenze dichiarate sono solo 3 milioni: un ex fidanzato troppo presente o comportamenti intimidatori sul luogo di lavoro non sono considerati con la giusta importanza. Eppure, la cronaca (basta scorrere le righe di uno degli ultimi quotidiani) ci racconta come queste violenze siano manifestazioni di uno stesso male, che nella maggior parte dei casi degenera fino all’atto estremo dell’omicidio passionale. È a quel punto che si sente dire “si sarebbe potuto fare di più”, ma quando avvengono queste tragedie i se e i ma non servono a niente. Ecco perché sarebbe bene pensarci prima, creando un’efficace campagna di informazione già dall’adolescenza, che vada oltre i casi isolati di informazione nelle scuole, che nella maggior parte dei casi sono più uno spunto ricreativo che riflessivo. L’individualità della donna deve rafforzarsi, spogliandosi dell’inutile oggettivazione che ne ricava dai mass-media, deve avere coscienza del proprio valore e dei propri diritti per opporsi alla violenza, per uscire dalla vergogna e dall’omertà in cui si reclude.
In una società patriarcale, dove vi era la quasi totale mancanza di diritti di tutela per le donne, Gandhi scrisse : “Non è il contatto con la donna che corrompe l’uomo, è anzi l’uomo, spesso, troppo impuro per toccarla.” Di sicuro guardava avanti.

Maria Grazia Bongiorno
Redazione GNN