05 Ott 2010
Esami all'aperto per sostenere la ricerca (Redazione GNN)
Sostenere gli esami all’aperto. È questa la forma di protesta scelta da docenti, ricercatori e studenti del corso di studio in Informatica, afferente alla Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università degli studi di Napoli “Federico II”, per opporsi ai tagli previsti dalla manovra finanziaria di quest’anno, tagli che, a loro dire, rischierebbero di portare alla chiusura dello stesso corso di laurea. È per manifestare il disagio sofferto da questo giovane corso di studio, ed in generale da tutto il mondo dell’università, che si è deciso di dare il via, mercoledì 29 settembre 2010, agli esami della sessione autunnale, ai piedi dello Scalone della Minerva, presso la sede centrale dell’ateneo federiciano, piuttosto che nelle aule di Monte Sant’Angelo, dove hanno luogo normalmente le attività didattiche.
La decisione di spostare gli esami dalle sedi consuete, risale a prima dell’estate ed è stata decisa nel corso di un’assemblea di ateneo, che ha visto la vasta partecipazione di studenti e professori. Tra le misure più contestate, oltre alla riduzione dei fondi destinati alla ricerca, vi è anche il blocco del turnover al cinquanta percento, che avrebbe portato alla creazione di corsi universitari, dove il rapporto numerico tra docenti e studenti risulta essere di 1/50 o addirittura di 1/100.
I tagli programmati dal governo finirebbero, quindi, col compromettere una situazione di per sé già molto precaria. Per quanto riguarda il corso di studio in Informatica, la carenza di personale docente avrebbe già portato all’accorpamento di più corsi ed in alcuni casi anche alla loro soppressione.
“Bisognava assolutamente fare qualcosa, la situazione è diventata insostenibile”, ci ha detto Franco Cutugno, ricercatore presso la Facoltà di Scienze. “La ricerca è un’opportunità di crescita per il paese, non una zavorra e questo è ancora più vero in un settore ad alta professionalizzazione come quello informatico”.
Tra gli studenti che si affollano sui gradini dell’Edificio centrale della “Federico II”, incontriamo anche Salvatore, 27 anni, e Davide, 25 anni, entrambi iscritti al corso in Informatica, intenti a distribuire volantini sulla manifestazione. “La carenza di fondi ci penalizza fortemente, facendo schizzare in alto i costi sostenuti dalle nostra famiglie. La prima rata è quasi raddoppiata quest’anno”, lamentano i due, “i tagli sono particolarmente pesanti per un corso di laurea, come il nostro, per il quale avere laboratori ed aule multimediali efficienti è un’esigenza irrinunciabile”.
Mentre raccogliamo il malcontento di studenti e ricercatori, gli esami proseguono sotto gli sguardi incuriositi dei passanti, tra cui non manca anche chi bolla l’iniziativa come l’“ennesima pagliacciata”, anche se la maggioranza delle persone esprime la propria solidarietà. Singolarità del contesto a parte, l’atmosfera resta quella tipica di un esame universitario qualunque: ragazzi intenti a ripetere tenendo in mano fogli vergati con complicate formule matematiche, delusione dei bocciati, senso di leggerezza di chi è stato promosso senza averci sperato troppo.
Più in alto, in cima allo Scalone, scorgiamo un gruppo di persone che discute animatamente. Si tratta di ricercatori e docenti provenienti anche da altre facoltà dell’ateneo, impegnati in un assemblea-dibattito. “L’iniziativa dei colleghi della Facoltà di Scienze trova tutto il nostro appoggio. È tutta l’università ad essere in crisi”, ci confida ad assemblea conclusa una ricercatrice della Facoltà di Filosofia. “Penalizzando ricerca e formazione, il governo italiano dimostra di essere miope, di non credere nel futuro, a differenza di altri governi europei che scommettono invece su questi fattori”.
Studenti e ricercatori sono unanimi nell’affermare che neanche la necessità di risanare i conti pubblici può essere una giustificazione valida per tagliare fondi alla scuola e l’università, settori dai quali dovrebbe ripartire la crescita per uscire veramente dalla crisi.
Ciò che più di tutto viene giudicato iniquo è il fatto che in un’Italia afflitta da sprechi ingiustificati e da privilegi di casta, ad essere penalizzata sia nel nostro paese la ricerca, di cui viene spesso riconosciuta l’eccellenza anche all’estero. “Nonostante la carenza di mezzi e di personale, la ricerca italiana resta una ricerca di alto livello, competitiva con quella di paesi come la Francia”, ci dice Aniello Murano, ricercatore del corso di studio in Informatica, che però allo stesso tempo si chiede “ fino a quando potremo resistere?”.